Scuola di Dottorato – Università degli Studi di Torino
Dottorato in Scienze Psicologiche, Antropologiche e dell’Educazione

Call for Papers

L’antropologia di quota

Un confronto tra orientamenti, un percorso tra i vuoti

giornata di studi sull’antropologia alpina

montagna

13 maggio 2021

Keynote speaker: Paolo Sibilla

Termine per la presentazione delle proposte: 15 aprile 2021

Presentazione

Il 2020 ha rappresentato un’occasione preziosa per una riflessione sulla ricerca in antropologia, approfittando del rallentamento causato dalle circostanze e dai vincoli posti dalla pandemia. Nel caso di coloro che lavorano nelle “Terre Alte” a questo rallentamento è venuta a sommarsi una nuova attenzione per gli spazi d’alta quota, ben al di là dei confini disciplinari. Molte sono in effetti le iniziative che enfatizzano la nuova via della montagna mentre, sul piano teorico, vi è il tentativo di costituire una montology inter-disciplinare (Veteto 2010). Questo crescente interesse spinge ad una riflessione sugli strumenti approntati sinora dall’antropologia alpina. Quali possono essere le caratteristiche di un’antropologia di quota in Italia? Quali contesti geografici o aspetti della vita sociale sono rimasti in ombra nell’antropologia di quota?

Siamo un gruppo di dottorandi dell’Università di Torino accomunati da questo interesse di studio e intendiamo condividere con altri ricercatori le prospettive dei nostri ambiti di lavoro. Proponiamo a questo scopo una giornata di studi durante la quale affrontare quegli elementi che possano rappresentare una base comune per lo sviluppo della disciplina. Un’occasione di dialogo e di confronto alla quale sono invitati sia giovani ricercatori che studiosi affermati che vogliano arricchire la discussione condividendo le loro esperienze di ricerca. L’adozione di una prospettiva disciplinare è volta a consentire sia una migliore comprensione del nostro oggetto di studio sia a fornire strumenti per un più efficace accompagnamento nei processi partecipativi in atto: il fatto che gli strumenti dell’antropologia siano sempre più spesso convocati nel riflettere sulle questioni di comunità, patrimonio e trasmissione rende urgente interrogarsi su quali oggetti, contesti e territori siano rimasti in ombra e quali metodi possano essere utilizzati per esplorarli. La domanda attorno a cui nasce e si struttura questa giornata è dunque la seguente: quali possono essere, oggi, le caratteristiche di un’antropologia di quota in Italia? Questo restringimento al contesto nazionale non va inteso come un’esclusione, ma come un’occasione per un confronto tra ricercatori impegnati in contesti che, sotto molti aspetti, condividono caratteristiche, potenzialità e problematiche comuni. Considerata la natura essenzialmente trans-nazionale del territorio alpino, accogliamo con piacere ricerche che si posizionano lungo i margini e i confini. Del resto, è proprio dal tentativo di dar voce e consistenza a realtà marginali che nasce l’antropologia alpina; e tuttavia, questa giornata di studi vuole essere l’occasione per occuparci proprio dei margini e dei vuoti non mappati della nostra disciplina: sia per quanto riguarda certe “posture” metodologiche, sia in relazione a certi territori trascurati o assenti. Lo stesso aggettivo “alpino” qualifica e posiziona questa branca dell’antropologia in modo netto, lasciando nel contempo in ombra altri territori montani. Si pensi, senza uscire dall’Italia, all’opacità che caratterizza gli Appennini, sorta di “Alpi minori” che con la catena settentrionale condividono moltissimi aspetti e sfide: spopolamento, tutela del patrimonio, questioni ecologiche. Se gli Appennini godono ancora di questa “luce riflessa” proveniente dalle Alpi, la stessa non basta ad illuminare le molte zone montane insulari, tra i territori più trascurati del Mediterraneo, e tuttavia dall’incontestabile valore culturale ed ambientale. Queste opacità sono almeno in parte il riflesso storico di vuoti disciplinari; non nel senso che l’antropologia di quota abbia completamente trascurato questi territori, ma che è spesso mancata quella sistematicità che ritroviamo, ad esempio, nelle ricerche delle Alpi Occidentali. È indiscutibile che proprio qui, e lungo l’arco alpino franco-svizzero, l’antropologia di quota abbia preso forma, con le pionieristiche ricerche di Burns, Hertz e Netting, e con le indagini di Bravo e Viazzo (Porcellana 2009). Piemonte, Val d’Aosta e Lombardia sono state per lungo tempo le aree “elette” dall’antropologia alpina italiana, all’interno di una prospettiva che non mancava di integrare terre alte e “basse”. Si aggiunge, inoltre, una riflessione metodologica sugli approcci con cui questi territori sono stati indagati. Per fare qualche esempio, etnografia multi-sensoriale o multi-specie, analisi situazionale di rete o multi-livello della governance. Non si tratta di strumenti metodologici neutrali e indifferenti, ma di “posture” capaci di illuminare o meno aspetti specifici dei territori montani: la loro relativa assenza è, al pari della trascuratezza verso certi territori, il risultato di modalità storiche del far ricerca in quota. È importante riconoscere queste “tradizioni disciplinari” senza commettere l’errore di condannarne retrospettivamente i limiti; si tratta, al contrario, di ricostruire il modo in cui hanno influenzato lo sviluppo dell’antropologia alpina italiana. Una volta individuati questi “vuoti”, occorre anche capire se e come possano essere riempiti. Un vuoto, come ci ricordano Viazzo e Zanini (2014), non è mai pura negatività: esso costituisce un’occasione per nuove pratiche e saperi, allo stesso modo in cui i “vuoti” ecologici offrono nuove nicchie per le specie viventi. Guardiamo allora a questi vuoti come luoghi di creatività culturale, anche se non necessariamente in accordo o in continuità con le forme storiche dell’abitare la montagna.

Tematiche

Si invitano gli interessati a presentare proposte di intervento che esplorino nuovi temi e approcci di un’antropologia di quota. A titolo indicativo, ma non esaustivo, il nostro interesse è principalmente volto a dirimere i seguenti nodi tematici:

– Immaginari e retoriche della montagna (nuove, vecchie, assenti)

– Nuove (ri)composizioni demografiche (es: neo-montanari, neo-ruralismo, montanari

per forza)

– Pratiche di ecologizzazione e giustizia ambientale, tra neoliberismo e transizione

energetica

– Resistenze verso le pratiche di brandizzazione del territorio basate sull’utilizzo del

patrimonio culturale

– Nuove domesticità, intimità e dimensioni socio-culturali della temporalità e degli

spazi

– Sviluppo di (e ritorno a) certe posture metodologiche applicabili ai contesti di quota,

in relazione alla recente centralità della montagna e/o all’attuale contesto pandemico.

Bibliografia citata

Porcellana V. (2009) “Antropologia alpina. Gli apporti scientifici della scuola torinese”, in Club Alpino Italiano (eds.) Le rocce della scoperta. Momenti e problemi di storia della scienza nelle Alpi occidentali, Glauco Brigati, pp. 39-48.

Veteto J.R. (2010) “From mountain anthropology to montology? An overview of the anthropological approach to mountain studies”, in Horizons in B. Veress, J. Szigethy (eds.) Earth Science Research. Volume 1, Nova Publisher, pp. 281-298

Viazzo P.P., Zanini R.C. (2014) “‘Approfittare del vuoto’? Prospettive antropologiche su neo-popolamento e spazi di creatività culturale in area alpina”, Journal of Alpine Research | Revue de géographie alpine, 102-3.

Modalità di partecipazione

Le ricercatrici e i ricercatori interessati potranno inviare entro il termine del 15 aprile 2021 una proposta di intervento di massimo 400 parole, corredata da non più di quattro riferimenti bibliografici, in formato doc o pdf.

Le proposte dovranno essere inviate al seguente indirizzo mail:

● antropologiainquota@gmail.com

Gli organizzatori si impegnano a comunicare entro il 30 aprile 2021 la convocazione per i relatori selezionati, ai quali sarà chiesto di preparare un intervento che non superi i 15 minuti. La giornata di studi avrà luogo di preferenza nei locali dell’Università degli Studi di Torino (la possibilità di coprire le spese di viaggio dei relatori è in corso di definizione). Tuttavia, tenuto conto dell’evolversi dell’attuale contesto sanitario, gli organizzatori si riservano la possibilità di condurre l’evento online o in forma ibrida. L’apertura dei lavori della giornata sarà affidata a Paolo Sibilla, già docente di antropologia alpina e antropologia economica presso l’Università degli Studi di Torino.

Gli organizzatori:

Nicola Martellozzo, Maria Molinari, Gabriele Orlandi, Manuela Vinai.

 

 

 

 

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