Per l’accreditamento di ANPIA, quale associazione professionale ai sensi della legge 4/2013 per le professioni non riconosciute, al Ministero dello sviluppo economico, avvenuta a maggio 2019, il direttivo dell’ANPIA e la Commissione tecnico scientifica hanno redatto un documento che identifica un profilo base e trasversale dell’antropologo e gli ambiti di intervento.

È antropologo/a socio-culturale professionista chi, utilizzando il metodo etnografico, studia e analizza criticamente specifici processi e relazioni tra soggetti, gruppi e istituzioni in contesti situati, sia istituzionali che informali, fornendo strumenti per la comprensione e l’interpretazione delle interazioni socio-culturali su scala territoriale, nazionale e globale.

Sulla base delle acquisizioni teoriche-conoscitive della disciplina e dei suoi specifici metodi, coniugati con la propria personale competenza areale e tematica, l’antropologo professionista offre servizi di ricerca e formazione, progettazione, consulenza e coordinamento con l’obiettivo di favorire pratiche di negoziazione e promuovere la consapevolezza della complessità delle relazioni socio-culturali nel rispetto della pluralità dei punti di vista e degli interessi dei soggetti coinvolti.

L’antropologo professionista interviene in diversi ambiti utilizzando le metodologie della disciplina quali: l’immersione di medio e lungo periodo nel contesto d’azione, l’osservazione partecipante, l’analisi quali-quantitativa di fenomeni, la produzione di fonti orali, visive, documentaristiche e multimediali, il trattamento delle fonti scritte, l’uso qualitativo e partecipato dei documenti d’archivio.

Il suo lavoro è rivolto alla produzione di forme di sapere critico, con finalità applicative dirette o indirette, orientate a valorizzare e mettere a sistema la pluralità e la complessità delle relazioni socio-culturali, anche con l’obiettivo di contribuire al disegno, implementazione e sviluppo delle politiche pubbliche e private. In questo quadro, fatte salve le ragioni di riservatezza della committenza e dei diversi soggetti coinvolti, l’antropologo professionista opera per la restituzione pubblica, condivisa e partecipata dei risultati del proprio lavoro.

I principali, ma non esclusivi, ambiti di intervento dell’Antropologo Professionista sono:

1. Migrazioni e mobilità

2. Pratiche e politiche sanitarie

3. Beni culturali e patrimonio 

4. Cooperazione internazionale 

5. Scuola, formazione, educazione,

6. Informazione

7. Lavoro e impresa 

8. Città, spazio, territorio 

9. Ambiente

10. Welfare 

Allo stesso tempo le diverse commissioni interne all’associazione hanno intrapreso un percorso di definizioni dei profili specialistici necessari per poter avviare politiche di riconoscimento della figura professionale nei diversi ambiti.

Nel mese di dicembre 2019, Anpia ha ingaggiato un instructional designer che ha iniziato la codificazione del profilo specialistico dell’antropologo in ambito socio-sanitario.

Tale profilo specialistico sarà costruito a partire dal Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF), e dunque descritto attraverso gli elementi della qualificazione: denominazione, descrizione sintetica, referenziazioni, requisiti in ingresso, unità di competenza.

Per ogni unità di competenza, verranno riportate le unità di competenza intermedie, e poi individuate le abilità e le conoscenze richieste, in base ai livelli di complessità, di autonomia e responsabilità,

Per ogni competenza intermedia, abilità e conoscenza, verrà quindi specificato se esse appartengano al profilo base o specialistico in ambito socio-sanitario e saranno quindi codificati i veri e propri profili dell’antropologo base e dell’antropologo specializzato in ambito socio-sanitario.

Questo percorso dovrà essere ripetuto per tutti gli altri ambiti professionali, a partire dai 10 delineati dalla Commissione tecnico scientifica.

Siamo consapevoli della complessità di tale operazione: definire un profilo vuol dire far emergere tutte le anime della professione tenendo dunque presenti le differenze di approccio e di contesto.

Riteniamo fondamentale questa fase di lavoro per gli sviluppi e l’inserimento della nostra figura nei diversi ambiti. I diversi profili faranno chiarezza sulle potenzialità della professione e ci aiuteranno a de-costruire lo stereotipo dell’antropologo “esotico”, ossia colui o colei che va in luoghi lontani e strani a cercare lo straordinario e prende parola sull’altro per poi descriverlo al mondo occidentale.

L’antropologia oggi, in un mondo complesso e diversificato ha ben altre aspirazioni e i profili lo dimostreranno.

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