Scarica Dichiarazione congiunta – libertà di ricerca – AnuacAnpiaAiseaSiaa
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Logo Associazione Nazionale Professionale di AntropologiaLe sottoscritte associazioni AISEA, ANPIA, ANUAC E SIAA
esprimono grande preoccupazione per la notizia della condanna della studentessa Roberta Chiroli da parte del Tribunale di Torino a due mesi di reclusione per concorso in violenza aggravata e occupazione di terreni.

La studentessa stava preparando una tesi di laurea magistrale in Antropologia culturale, etnologia e etnolinguistica presso l’Università Ca’Foscari di Venezia che verteva sui movimenti sociali e in particolare sui movimenti No Tav. Presente, seppure in disparte, a una manifestazione avvenuta nel giugno 2013 a Salbertrand, Roberta Chiroli è stata condannata con una sentenza che evidenzia la sua presenza nella sede stradale occupata dai manifestanti e nel piazzale della ditta Itinera, impegnata nei lavori del cantiere TAV, la cui rilevanza penale è avvalorata dal fatto di aver usato nella sua tesi il “noi partecipativo” che implicherebbe una “identificazione” con le ragioni e le proteste del movimento No Tav.

Il caso di Roberta Chiroli non è isolato. Il secondo caso che si vuole qui richiamare riguarda un professore associato di Antropologia culturale della Federico II di Napoli, Enzo Alliegro, che ha ricevuto dal Tribunale di Brindisi un avviso di garanzia e di chiusura delle indagini preliminari in cui si configura un’accusa di sospensione di servizio pubblico e di partecipazione alla pianificazione dell’azione di disturbo. Alliegro, che stava compiendo una missione di ricerca in Salento ufficialmente registrata dal suo Ateneo, e che studia in particolare i simboli e i linguaggi della protesta (anche nella cosiddetta Terra dei Fuochi), è ritratto da una foto della Digos mentre, al di fuori dei binari, con macchina fotografica e taccuino in mano, segue i manifestanti che, nella Stazione ferroviaria di San Pietro Vernotico (Brindisi) protestavano per la vicenda della Xylella e del taglio degli olivi.

Questi casi, inoltre, non sono isolati: numerosi altri studiosi nello svolgimento delle loro ricerche sul campo in contesti simili hanno subito minacce, allontanamenti, perquisizioni non autorizzate.

Con la presente, Aisea, Anpia, Anuac e Siaa e intendono:

  • Esprimere viva preoccupazione per il moltiplicarsi di attacchi, anche a livello internazionale, contro la libertà della ricerca sociale in contesti caratterizzati da tensioni e violenze;
  • Osservare che il lavoro di ricerca e documentazione delle attività dei movimenti politici e sociali, a tutti i livelli (dalle tesi di laurea e di dottorato ai progetti di ricerca di interesse nazionale e internazionale), costituisce un ambito importante di indagine per le scienze sociali;
  • Far notare che solo una ricerca partecipativa consente di far emergere le prospettive e le ragioni interne dei movimenti sociali, affidandole poi alla discussione pubblica;
  • Chiarire che il metodo etnografico – di cui l’osservazione partecipante è fondamentale elemento costitutivo – è, a pieno titolo, una metodologia di ricerca internazionalmente riconosciuta, uno strumento di fondamentale rilevanza e del tutto insostituibile nella pratica del lavoro scientifico antropologico e anche in quello di altre discipline;
  • Ribadire che il metodo etnografico rende possibile: l’analisi di processi socioculturali da una prospettiva interna, che è al contempo obiettivo scientifico proprio della disciplina antropologica e risorsa per le istituzioni pubbliche e la società nel suo complesso; la decostruzione di stereotipi e discorsi acritici .
  • I suoi risultati possono essere utilizzati socialmente per promuovere soluzioni concrete e diversificate basate su valutazioni approfondite di scenari complessi. In questo senso, il sapere antropologico prodotto può essere anche di supporto alle negoziazioni locali tra soggetti istituzionali e movimenti di base;
  • Difendere la libertà di ricerca e la libertà del ricercatore di esprimere il proprio posizionamento nei confronti delle comunità studiate, in un continuum che unisce il polo della “distanza” finalizzata alla ricerca di strumenti di comprensione anche comparativa al polo del “coinvolgimento” e della “relazione” . Ne deriva che la semplice presenza dell’antropologo sul campo non può costituire l’elemento attraverso il quale desumere ; l’ “identificazione” del ricercatore con le pratiche e le politiche di soggetti con cui la ricerca viene svolta;
  • Impegnarsi per continuare un dibattito pubblico, aperto alle istituzioni e ai responsabili dell’ordine pubblico, sul ruolo e gli spazi che devono essere riconosciuti al lavoro dei ricercatori sul campo anche in situazioni di conflitto e in contesti frequentati da gruppi e soggetti che compiono o potrebbero compiere azioni considerate illegali;
  • Auspicare, infine, la messa in atto di procedure riconosciute da tutte le Istituzioni che consentano a studenti e ricercatori universitari, così come avviene per i giornalisti, di poter svolgere il proprio studio e lavoro anche in contesti caratterizzati da tensioni e contrapposizioni ideologiche e politiche.
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