Cosa è successo in questi primi 20 mesi di ANPIA
(Associazione Nazionale Professionale Italiana di Antropologia)

Ottanta tra soci e socie individuali e tre soci collettivi; due Assemblee organizzate a Milano e Roma, dopo quella fondativa di Bologna, e la prossima, in dicembre, a Catania; tre commissioni tematiche – Beni Culturali, Migrazioni Accoglienza Mobilità, Educazione e Scuola – e tre tecniche – Web, Comunicazione-Ufficio Stampa, Tecnico-Scientifica –; una pagina facebook costantemente animata, perché l’antropologia raggiunga anche chi non se ne occupa per lavoro o per studio; un sito internet che stiamo implementando perché diventi strumento di comunicazione e interazione tra soci in un’area riservata e vetrina di contributi originali sull’antropologia professionale a favore di tutti gli interessati.

E poi l’adesione al CoLAP Nazionale – Coordinamento Libere Associazioni Professionali, anche per facilitare l’iter necessario all’accreditamento al Ministero dello Sviluppo Economico come Associazione ex lege 4/2013. In poche righe, questi sono i numeri dell’ANPIA a venti mesi dalla sua costituzione, il 6 febbraio 2017. Dietro, in realtà, ce ne sono altri: almeno una riunione al mese del Consiglio Direttivo, a cui si aggiungono quelle interne alle commissioni. L’impegno dell’ANPIA si è inoltre manifestato nella presenza ai tavoli in cui si è affrontato il tema dell’insegnamento dell’antropologia nelle scuole, del reclutamento dei 500 funzionari per i beni culturali tramite bando del MIBACT e, ancora, della libertà nella ricerca.

Prima e parallelamente va ricordato anche il lavoro di strutturazione interna dell’Associazione, a partire dall’elaborazione e approvazione del Regolamento, passando per l’elezione e avviamento del Collegio dei Saggi e proseguendo con tutte quelle attività routinarie che dall’esterno risultano invisibili, ma di fatto sorreggono l’impalcatura.

Sin dalla sua nascita, ciò che ha accomunato i promotori è stata la convinzione che l’ANPIA dovesse essere la casa degli antropologi professionali, in cui ciascuno è chiamato a dare un apporto, come si fa, appunto, in uno spazio vissuto come proprio. L’organizzazione dell’Assemblea fondativa con il metodo del cost sharing per mettere tutti nelle condizioni di partecipare e la presenza di 55 firme sull’atto costitutivo e sullo Statuto sono state un segnale di questo intento: che l’ANPIA esprima un modello di associazionismo realmente partecipato. La consapevolezza di quanto la realtà prema in altra direzione è chiara, ma ci rafforza. Siamo antropologhe e antropologi, e siamo abituati a navigare controcorrente.

Se dovessi indicare, tra le attività che connotano la Segreteria, quelle che meglio rappresentano il senso di quanto stiamo facendo, sono certamente le risposte a giovani studenti o genitori di ragazzi al termine delle scuole superiori che scrivono all’ANPIA per ricevere un orientamento, un consiglio: sanno che, allo stato attuale, l’antropologia non è esattamente una disciplina che spalanca le porte del mondo del lavoro, ma ne intuiscono il potenziale. E cercano conferma; si interrogano sulle traiettorie seguite da altri prima di decidere se intraprenderla nel percorso di studi accademici.

Sull’altro fronte, ci sono le richieste di chi, dall’interno di organizzazioni che offrono opportunità di lavoro, si è imbattuto nell’ANPIA e si informa se tra i soci vi siano profili rispondenti. Stiamo lavorando per potenziare questi canali, perché è evidente quanto un servizio di questo tipo sia prezioso per professionisti spesso costretti a carriere discontinue.

In entrambi i casi mi sembra di riconoscere uno spazio finora non presidiato, che siamo chiamati a organizzare per creare connessioni.

Ecco perché l’ANPIA si propone come comunità di antropologi, in cui il ruolo del Consiglio Direttivo è coordinare e mettere a sistema il patrimonio fondamentale dell’Associazione, che è l’esperienza di ogni socia e di ogni socio.

Perché il bisogno di antropologia al di fuori delle università esiste, anche se spesso non è codificato. Allora è necessario codificare le risposte – qui si inserisce il lavoro delle commissioni tematiche sull’elaborazione di profili dell’antropologia in ambito professionale – e farle incontrare con la domanda.

di Elisabetta Capelli
Segretaria dell’ANPIA

 

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