I metodi puri impazziscono.
Strumenti dell’antropologia e pratiche dell’etnografia al lavoro

a cura di Ivan Severi e Federica Tarabusi

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a importanti mutamenti nella ricerca antropologica. Fra gli altri, particolare rilevanza è stata posta da alcuni etnografi alla necessità di ripensare a forme e strategie di indagine convenzionali, per far fronte alle sfide che si manifestano nelle pratiche di ricerca volte a studiare i fenomeni sociali “verso l’alto”, studying up (Nader 1969), o interessate ad attraversarli, secondo modalità non immediate e scontate, studying across (Wright, Reinhold 2011) .

Se in alcuni casi è parso utile evidenziare la porosità dei confini disciplinari e porre al centro una più marcata riflessività metodologica, come mostra lo studio delle migrazioni internazionali in Italia (Boccagni, Riccio 2014), in altri è stata ribadita l’importanza di demistificare strumenti considerati come cruciali della pratica etnografica e abbandonare l’ossessione “feticista” per l’osservazione partecipante, in favore di quello che è stato da alcuni definito polymorphous engagement (Gusterson 1997; Markovitz 2001).

 

Riflessioni di questo tipo hanno offerto l’opportunità di elaborare innovative strategie di indagine, capaci di superare l’irrigidimento nei singoli campi disciplinari, di raccogliere dati in maniera eclettica e mettere in gioco nuovi dispositivi e risorse in modo creativo e situazionale, senza che per questo la ricerca etnografica ne uscisse snaturata.

Mentre l’antropologia rielabora incessantemente i propri metodi e pratiche, nel contesto italiano ci si confronta da alcuni anni con rilevanti cambiamenti di diverso tipo, che la pongono in dialogo sempre più stretto con saperi e linguaggi “altri”, richiedendo agli etnografi di lavorare spesso in ambito extra-accademico, a fianco di professionisti con molteplici approcci e background formativi.

Per quanto la ricerca continui a costituire un aspetto centrale della pratica etnografica, gli strumenti a disposizione di antropologi e antropologhe si moltiplicano e ridefiniscono dentro a variegati ambiti di intervento e nuovi scenari professionali (Nolan 2017). L’osservazione prende spesso la forma dell’interazione, mentre specifici setting operativi o formativi si traducono in cantieri di esplorazione etnografica (Bonetti 2019); i linguaggi dell’antropologia si contaminano con quelli di altri professionisti che, a loro volta, scoprono l’utilità di dotarsi di nuovi strumenti critici e riflessivi (Kedia, van Willigen 2005; Kedia 2008; Riccio, Tarabusi 2018); le pratiche diventano collettive, nutrendosi della collaborazione e del confronto multidisciplinare (Bonetti 2019), mentre la “postura” etnografica continua a configurarsi come un aspetto distintivo del contributo antropologico sul campo (Cornwall 2018); le forme convenzionali di restituzione si ridefiniscono in modo dialogico, allontanandosi dal modello della classica monografia etnografica e chiamandoci al confronto con reazioni e punti di vista dei professionisti coinvolti (Mosse 2006), portandoci anche a mettere il nostro sapere in comunicazione con pubblici sempre più variegati di non “addetti ai lavori” (Borofsky 2017).

 

Le esperienze condotte in vari ambiti applicativi e lavorativi, come le relazioni sviluppate con altri professionisti e altre discipline, sembrano avere così favorito l’emergere di nuovi repertori etnografici che sappiano configurare inedite forme di interazione fra ricerca e azione, tese a custodire una postura euristica in contesti istituzionali soffocati da richieste di efficienza e produttività (Guerron-Montero 2008).

Alla luce di questo panorama, il volume intende ospitare contributi provenienti dalle esperienze condotte in molteplici ambiti applicativi e professionali con il fine di esplorare tentativi diversi di reinterpretazione delle proprie metodologie di indagine e di sperimentazione di strumenti e dispositivi capaci di “accomodare” la sensibilità etnografica nei campi operativi e di intervento.

Sono benvenute le proposte di antropologhe e antropologi applicati, professionisti e operatori con background antropologico che abbiano voglia di condividere e discutere i diversi modi con cui metodi e strumenti della pratica etnografica sono stati selezionati, ripensati, valorizzati nel confronto quotidiano con interlocutori diversi, con lo scopo di innescare processi di cambiamento in specifici ambiti di azione e applicazione.

 

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