Il dissenso degli antropologi culturali:

aprite i porti

Dato il clima di crescente violenza e razzismo istituzionale, come Associazione Nazionale Professionale Italiana di Antropologia (ANPIA) sentiamo il dovere di esprimere immediatamente il nostro profondo dissenso nei confronti delle decisioni prese dal governo ed in particolare dai ministri dell’Interno e delle Infrastrutture di chiudere i porti italiani.

Il “trattenimento forzoso” in mare dell’Aquarius e della Sea Watch 3 non solo infrange il divieto di respingimento per cui il nostro paese è già stato condannato in passato, ma vìola tutte le convenzioni internazionali Search And Rescue, almeno due articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, andando a profilare la violazione dell’articolo 593 del codice penale e cioè l’omissione di soccorso.

In qualità di professionisti e professioniste che quotidianamente lavorano al fianco dei richiedenti protezione internazionale e dei migranti ci uniamo alla mobilitazione civile che nelle ultime ore sta prendendo vita in molte città italiane e che rivendica l’apertura dei porti e quindi la tutela dei diritti umani fondamentali.

Consideriamo insopportabile la strumentalizzazione politica agìta attraverso la distorsione dei dati e l’uso strumentale del diritto per il mantenimento di interessi unilaterali, azioni volte esclusivamente a nascondere le responsabilità e l’ipocrisia soggiacente il “governo delle migrazioni”.

Ci opponiamo quindi ad azioni politiche giocate sulla pelle di persone su cui grava esclusivamente la colpa di essere nate dal lato sbagliato del Mediterraneo.

 

#apriteiporti

#anpia

 

L’Associazione Nazionale Professionale Italiana di Antropologia (ANPIA)

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