Il 4 aprile 2016 il Consiglio Direttivo ha deliberato la costituzione di una Commissione tematica ANPIA, avente per obiettivo primario, ma non unico, la creazione del profilo professionale dell’antropologo/a esperto di mobilità, migrazione e asilo, da presentare al MiSE nel 2017, come annunciato durante l’Assemblea Fondativa.

In seguito ad una fase iniziale in cui la commissione era formata da soli membri del cd, è stata effettuata una chiamata di manifestazione di interesse ai soci; attualmente la commissione è composta da: Stefania Spada, Miriam Castaldo, Maria Concetta Segneri, Valeria Villari, Laura Petracchi, Michela Marchetti, Giuliana Sanò, Elisa Mencacci e Pietro Cingolani, Alessia Fiorillo e Michela Garau, Fabio Malfatti.

La costituzione del gruppo ha permesso di elaborare obiettivi a medio e lungo termine; l’applicazione del sapere antropologico nel variegato e complesso mondo delle migrazioni ed il riconoscimento del ruolo del/la professionista antropologo/a nell’ambito della mobilità territoriale/internazionale e dell’accoglienza richiedono infatti un ragionamento appropriato rispetto alle possibili declinazioni professionali in cui l’antropologo/a è inserito/a, alla metodologia ed alle competenze necessarie. Con tale consapevolezza, la Commissione si propone di avviare e coordinare i lavori, al fine di creare Unità Operative ad hoc con mandati specifici.

Obiettivi della commissione:

  1. disegnare un profilo professionale dell’antropologo delle migrazioni/mobilità da presentare al MiSE [conoscenze; competenze; abilità- non mera coincidenza con riconoscimento titoli];
  2. agire sul piano politico a tutti i livelli, istituzionali e territoriali (dai comuni alle regioni ai ministeri) per il riconoscimento delle competenze professionali dell’antropologo e per il monitoraggio della loro concreta applicazione [promuovere sperimentazioni in essere];
  3. costituire un punto informativo per la condivisione e la moltiplicazione di “buone pratiche” locali, di notizie su bandi nazionali, regionali e locali;
  4. ragionare rispetto all’expertise antropologica ed al suo utilizzo da parte dei servizi, problematizzando la compenetrazione con altre professionalità riconosciute ed i profili deontologici emergenti.

La Commissione MAM si racconta

La commissione è in piena fase di costruzione e di conoscenza tra i vari membri.

Si è deciso di procedere con confronti rispetto a tematiche specifiche, tutte connesse con la costruzione del profilo professionale. In seguito a dieci riunioni skype e ad un incontro a Bologna tenutosi il 17 settembre, la commissione ha individuato diverse azioni da intraprendere in vista della creazione del profilo, nel rispetto di una metodologia riflessiva e partecipata:

  • confronto rispetto metodologia di lavoro a fronte di consulenze, perizie, ecc. provenienti da antropologi e da altri professionisti sociali, sanitari, legali, ecc., da enti o istituzioni;
  •  individuazione delle abilità, delle competenze e delle conoscenze necessarie all’antropologo professionale che lavora al di fuori dell’accademia nell’ambito delle migrazioni;
  •  individuazione delle tipologie di conoscenze e competenze necessarie per “tradurre” l’etnografia in pratiche trasformative;
  •  necessità di ripensare categorie, modelli interpretativi classici a partire dalle nuove modalità applicative dell’antropologia (consapevolezza riflessione rispetto a nodi critici propri della disciplina), considerando il composito bagaglio interdisciplinare necessario al professionista.

Una volta concluso il profilo professionale la commissione inizierà una seconda fase progettuale in cui intende:

  • strutturare percorsi formativi (interni per soci Anpia con poca o nulla esperienza nel settore ed esterni per operatori, enti gestori..);
  •  mappare gli enti, le associazioni, i centri studi attivi sulle tematiche migratorie e “interculturali” in senso lato;

Riflettendo a cosa accade all’antropologo professionale nel mondo del lavoro, il gruppo di lavoro condivide la necessità di:

  1. Confrontarsi rispetto le forme di tutela contrattuali a partire dalla “mappatura” delle esperienze dei soci;
  2. Creare spazi di confronto rispetto le criticità incontrate durante l’attività lavorativa, sia dal punto di vista teorico-metodologico, sia deontologico (per es. gruppi di supervisione);
  3. Pensare alla creazione di percorsi di formazione permanente per gli antropologi professionisti di area, similmente alla formazione continua prevista per altre professioni (medici, avvocati, assistenti sociali..);
  4. Creare spazi di confronto pubblico nei quali gli antropologi professionali si presentino e raccontino le specificità del loro lavoro ad altri operatori del sociale e alle istituzioni, al fine di diffondere buone pratiche e far comprendere il valore aggiunto dell’antropologo.

Contatto: stefaniaspada82@gmail.com

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